venerdì 25 giugno 2010

I Diavoli di Zonderwater


E' uno straordinario libro che documenta con attenta e meticolosa precisione, sia dal puno di vista storico che da quello pratico più legato alla vita giornaliera di centomila uomini costretti in cattività per anni in un quadrato di filo spinato. Centomila soldati catturati dalle truppe inglesi nei vari fronti dell'Africa settentrionale ed orientale. Io poi che sono entrato in questo campo di Zondewater a metà del 1942 col n° di matricola 177150 e ne sono uscito, dopo una lunga evasione, quando mi sono riconsegnato al Criminal Investigation Department di Johannesburg a gennaio 1947, l'ho letto bevendolo come si gustano quei vini prelibati che chiamano di "meditazione", a piccoli sorsi: ogni capoverso mi suscitava un ricordo sepolto da settanta, sessanta anni. Riaffioravano volti, nomi, scenari, episodi scomparsi da tanto tempo; ricomparivano su un palcoscenico che Carlo Annese ha curato con una regia attenta, meticolosa. Da storico e da appassionato narratore. Racconti di uomini e di fatti veri intrecciati con il filo conduttore dello sport, come in un romanzo.
Un omaggio a tanta gente il cui sacrificio era stato da tempo dimenticato. Grazie Carlo: un lavoro davvero prezioso!

mercoledì 16 giugno 2010

PERCHE' "ITALIANI A ZONDERWATER" ?

Sono un ex prigioniero di guerra (POW N° 177150) che è stato ospite del campo di concentramento di Zonderwater dal 1942 al 1947. L'intento di questo blog è quello di raccogliere quante più notizie sui superstiti od i familiari di quelli che purtroppo ci hanno lasciato. Notizie e documenti che possano ricostruire le storie personali di tanti uomini che patirono la dura prova della guerra, l'onta della cattura e le sofferenze della prigione, della lontananza dalla Patria e dalla famiglia.
Ho recentemente incontrato figli e figlie di ex miei commilitoni che mi hanno testimoniato quanto sia ancora radicato e commovente il ricordo dei racconti che hanno ascoltato dai loro padri ed alcuni mi hanno donato libri che contengono diari scritti durante i lunghi anni passati dentro il filo spinato. Sono stati proprio questi incontri a spingermi ad utilizzare questo moderno strumento che è il blog, per creare uno spazio dove si possano raccogliere e scambiarsi, come dicevo, notizie, commenti e suggerimenti per perpetuare il ricordo, quasi ormai dimenticato, di quei centomila ragazzi che vissero quei lunghi anni in Sudafrica, nel Transvaal tra i reticolati di filo spinato a Zonderwater.